L’elemento distintivo del modello delle Case del Quartiere torinesi risiede nella funzione terza delle organizzazioni che le gestiscono.
Si tratta di una caratteristica processuale, non immediatamente visibile, che sfugge a una lettura superficiale centrata solo sugli elementi tangibili – spazi, attività ibride, pubblici raggiunti. Eppure, è proprio questa terzietà a costituire il nucleo strategico dell’esperienza, ciò che spesso differenzia sostanzialmente le Case del Quartiere di Torino da altri spazi civici o servizi culturali e sociali di prossimità.
Il ruolo terzo degli enti gestori rappresenta la chiave interpretativa per comprendere il valore pubblico e l’impatto delle Case del Quartiere. Non si limitano a offrire spazi accessibili e attività diversificate – elementi certamente importanti – ma operano come catalizzatori di capacità collettive, rendendo possibile l’espressione organizzata della cittadinanza attiva anche attraverso il presidio di quella dimensione tecnica e amministrativa che spesso costituisce il principale ostacolo per le realtà di base.
Gli enti gestori delle Case non si configurano come erogatori diretti di servizi né come semplici animatori territoriali, tantomeno come locatori di spazi fisici, ma come soggetti abilitanti, che mettono competenze, struttura amministrativa e capacità progettuale al servizio della cittadinanza attiva. Il loro ruolo è quello di ascoltare, sollecitare, accompagnare, senza sovrapporsi né sostituirsi ai cittadini organizzati, ai gruppi informali, alle associazioni. Operano secondo un paradigma di complementarietà strategica: facilitano processi, forniscono strumenti metodologici e gestionali, creano condizioni affinché la comunità possa esprimersi come soggetto protagonista nella definizione e realizzazione di progetti sociali, culturali ed educativi.
Questo approccio trova particolare evidenza nel ruolo degli enti gestori come hub di supporto per le realtà associative di base. Molte di queste organizzazioni – piccole associazioni, gruppi informali, comitati di quartiere – possiedono un radicamento profondo nei territori e una conoscenza capillare dei bisogni locali, ma presentano fragilità amministrative e limitate competenze nella progettazione e rendicontazione.
Gli enti gestori delle Case fungono quindi, quando possibile, da infrastruttura tecnica e amministrativa condivisa, anche mettendo a disposizione la propria capacità di scrivere progetti, intercettare bandi, gestire cofinanziamenti e rendicontazioni complesse.
Non si tratta di un’assistenza episodica, ma di costruzione di progettualità di rete in cui l’ente gestore opera come capofila tecnico, permettendo alle realtà locali di accedere a risorse e opportunità altrimenti precluse. La loro presenza permette a piccole realtà associative – che da sole non avrebbero potuto gestire aspetti amministrativi complessi – di mettersi in rete con altri e di partecipare attivamente a iniziative e progetti anche complessi e impegnativi.
Questa capacità di costruire e sostenere ecosistemi progettuali si riflette nei dati della valutazione d’impatto delle Case: 1.017 partner collaborano con le Case, di cui il 47% sono enti del Terzo Settore e l’11,5% gruppi informali o comitati. Nel 2024, 109 lavoratori di altre organizzazioni svolgono attività strutturali presso le Case, segno della funzione generativa del modello. L’intensa attività progettuale degli enti gestori – che nel 2023 ha contribuito al 58,2% delle entrate attraverso bandi e contributi – non produce solo sostenibilità interna, ma redistribuisce risorse nel tessuto territoriale, rafforzando la capacità operativa di numerose realtà locali.
La genesi degli enti gestori, nati spesso dalle esperienze sociali e di rete della rigenerazione urbana partecipata a Torino, spiega questa vocazione alla facilitazione del protagonismo diffuso. Non occupano spazi per riempirli di contenuti preconfezionati da un nucleo chiuso di organizzazioni, ma li restituiscono alla comunità come beni comuni da ripensare collettivamente. Questo DNA partecipativo permea il metodo di lavoro quotidiano: apertura alle proposte della cittadinanza, sostegno concreto alle proposte, progettazione condivisa.