Per una rilettura politica della partecipazione
Su Vita.it è stata pubblicata la riflessione del direttore Roberto Arnaudo in merito al volume “Parole di partecipazione attiva” di Fondazione Compagnia di San Paolo e cheFare.
Letto dalla prospettiva di chi lavora negli spazi socioculturali di partecipazione, il documento fa emergere alcuni elementi: il primo è che la partecipazione non è un evento, ma un’infrastruttura e richiede contesti relazionali stabili, il secondo è il nesso tra partecipazione e crisi della politica.
Tra gli elementi distintivi del modello delle Case del Quartiere torinesi si trova la funzione terza delle organizzazioni che le gestiscono.
La terzietà degli enti gestori rappresenta la chiave interpretativa per comprendere il valore pubblico e l’impatto delle Case del Quartiere. Non si limitano a offrire spazi accessibili e attività diversificate, ma operano come catalizzatori di capacità collettive, secondo un paradigma di complementarietà strategica.
Dallo spazio fisico allo spazio relazionale
Nella riflessione contemporanea sulla rigenerazione urbana e sugli spazi di comunità, le Case del Quartiere di Torino si configurano come un modello peculiare e innovativo.
Dispositivi abilitanti, non solo contenitori di attività. La “politica del quotidiano” produce nuove forme di welfare urbano, fondate sulla prossimità, la cura condivisa e l’ibridazione di funzioni.
I modelli di governance partecipata che vengono sperimentati nelle Case del Quartiere rendono la cittadinanza soggetto attivo nella definizione delle politiche urbane.







