Il Manifesto delle Case del Quartiere

Il Manifesto delle Case del Quartiere racconta le dieci caratteristiche che secondo noi deve avere una Casa del Quartiere per dirsi tale. Nasce da un percorso di riflessione sull’identità delle Case del Quartiere di Torino, intrapreso a partire dal 2014 grazie a cheFare.

 

 Le case sono fatte per viverci, non per essere guardate (Francis Bacon)

Cos’è il Manifesto delle Case del Quartiere?

A partire dal 2014 gli operatori delle Case del Quartiere intraprendono un percorso sull’identità delle strutture in cui lavorano. Ne nasce il Manifesto: un documento in dieci punti che raccoglie gli elementi che caratterizzano questi nuovi spazi, affermando l’importanza di pratiche sociali e culturali consolidate ed evidenziando gli aspetti d’innovazione che rendono le Case del Quartiere un unicum nel ricco panorama dell’offerta culturale torinese.

Un Manifesto che racconta il presente e allo stesso tempo le prospettive future: un utile strumento di lavoro che consente agli operatori di confrontarsi internamente con ciò che hanno realizzato e di tracciare un percorso di sviluppo.

 

Un Manifesto rivolto anche alle Amministrazioni Pubbliche, agli Enti e alle Istituzioni Culturali per comprendere maggiormente il ruolo e l’utilità sociale delle Case del Quartiere, per contribuire ad una politica culturale per la Città: dove i cittadini sono protagonisti dell’agire sociale e i quartieri sono la risorsa territoriale di riferimento.

Un Manifesto per i cittadini, i gruppi informali, le associazioni e gli enti del Terzo Settore. Per renderli maggiormente consapevoli delle opportunità che le Case del Quartiere offrono ai loro desideri, bisogne e interessi di protagonismo e partecipazione alla vita sociale e culturale della propria città.

Coma nasce il Manifesto delle Case del Quartiere?

A partire da maggio 2012 inizia il processo di costituzione del coordinamento della Rete delle Case del Quartiere, voluto da Città di TorinoCompagnia di San Paolo che invitano i soggetti gestori delle Case a riunirsi intorno ad un tavolo per mettere a sistema le buone pratiche consolidate negli anni precedenti. Con il proposito di accellerare il processo, le Case del Quartiere decidono di partecipare insieme nel 2014 al bando culturale nazionale Che fare2 con il progetto “Di casa in casa”, vincendo il primo premio.

Il coordinamento inizia da subito a lavorare a partire dalll’esigenza di dar vita alla Rete delle Case del Quartiere, un soggetto terzo alle singole Case ma un progetto condiviso, che possa crescere e consolidarsi nel tempo, riconosciuto e sostenuto dalle istituzioni pubbliche, apprezzato a livello locale e nazionale, partecipato da cittadini, gruppi ed enti del Terzo Settore.

Fin da subito emerge la volontà di sviluppare finalità, contenuti e metodologie comuni tra le Case che ne caratterizzino la loro azione, preservandone l’autonomia e le peculiarità derivanti dalle diverse storie e territori, in una prospettiva di crescita e valorizzazione delle esperienze.

 

Il coordinamento rappresenta la capacità di sviluppare, rappresentare e garantire il profilo descritto dalle Case e di svolgere una funzione di “service” accompagnando ogni singola Casa a svilupparsi, per migliorare la qualità dei progetti, sviluppando le competenze degli staff interni alle strutture e affrontando le criticità.

Emerge fin dal principio un’attenzione a non porre dei parametri quantitativi e qualitativi  che possano precludere la partecipazione delle singole Case alla Rete, viste le differenze presenti fra i progetti in termini di esperienze, di spazi, di personale e di risorse economiche. Piuttosto, viene promossa l’effettiva volontà di ogni singola Casa di darsi una strategia di sviluppo, dandosi una comune linea d’azione e di rigorosa auto-valutazione.

In questa prima fase di costituzione del coordinamento, gli operatori delle singole Case del Quartiere si dedicano ad un percorso di confronto fra esperienze, di dialogo e condivisione di contenuti e metodologie. Questo percorso, accompaganto dai formatori di Solea, portato alla stesura del Manifesto delle Case del Quartiere di Torino, pubblicato per la prima volta nel 2015.

I dieci punti del Manifesto delle Case del Quartiere

1

Luoghi Aperti a tutti i cittadini

Le Case sono organizzate per accogliere, attraverso attività interculturali, tutti i cittadini dai più piccoli agli anziani, senza discriminazione di genere, nazionalità, estrazione sociale e appartenenza religiosa.

Le Case s’impegnano a soddisfare esigenze differenti, con un’attenzione specifica ai diversi livelli sociali e culturali delle persone; le Case promuovono iniziative popolari curando la qualità delle proposte e coniugando cultura con socialità.

Le Case non si rifanno ad un’ideologia con riferimenti a simboli, bandiere e movimenti, ma rispettano i differenti orientamenti culturali.

2

Spazi di Partecipazione Attiva

Le Case promuovono la partecipazione alla vita sociale e culturale del Quartiere attraverso differenti forme di cittadinanza attiva e di volontariato.

Le Case sono luoghi in cui si ricercano e si sperimentano nuovi modi di fare welfare, sviluppando le reti di prossimità, la ricerca di soluzioni collettive a bisogni comuni.

Le Case sono spazi capace di accogliere e sostenere:

  • la singola persona, valorizzandone le competenze e sostenendo il mettersi direttamente in gioco;
  • i gruppi informali che sviluppano interessi comuni, favorendone la nascita, la crescita e l’autonomia;
  • le associazioni, i gruppi di associazioni, gli enti e le istituzioni, rafforzandone l’identità e la missione.

3

Luoghi accessibili, accoglienti e generativi di incontri

Le Case sono accoglienti, curate, attrattive e innanzitutto accessibili. L’accessibilità è:

  • economica: le Case offrono molte attività gratuite e praticano prezzi popolari e contenuti;
  • organizzativa: le Case sono organizzate in modo “leggero”, permettono un accesso libero alle strutture, un contatto diretto con gli operatori e la possibilità di avere informazioni in modo semplice e non burocratico;
  • culturale: le Case hanno una visione aperta, non ideologicamente schierata, rispettosa dei diversi orientamenti politici democratici, delle diversità culturali e di genere.

Le Case sono luoghi della quotidianità, che permettono di sentirsi a casa, in una dimensione sociale aperta, dove è possibile “stare” socializzando e dove si può “fare” partecipando alle attività o diventando i promotori di progetti ed iniziative.

Le Case favoriscono in modo intenzionale le relazioni fra le persone, la conoscenza, l’incontro e il confronto fra le realtà che vi operano, fra i progetti che si realizzano, fra le diverse idee, e creano le condizioni per far nascere sinergie e collaborazioni.

4

Spazi di tutti ma Sede esclusiva di nessuno

Le Case sono luoghi aperti e ospitali che accolgono numerose organizzazioni dando loro uno spazio per attività e incontri con l’attenzione che non prevalga un uso esclusivo dello stesso.

I locali e gli spazi sono organizzati e strutturati per rispondere alle differenti necessità degli utilizzatori.

Le attività dei vari gruppi si svolgono in libertà e autonomia, contribuendo nel loro insieme alla progettualità complessiva delle Case e alla costruzione di un identità comunitaria.

5

Contenitori di molteplici Progettualità

Le Case sono contenitori, pensati e organizzati, in grado di raccogliere e valorizzare un mix di attività e iniziative culturali, artistiche, sociali e ricreative, sportelli di informazione e consulenza, corsi a pagamento, laboratori gratuiti, servizi per famiglie, spettacoli, conferenze, mostre.

Le Case accompagnano e supportano i soggetti che intendono promuovere progetti ed eventi all’interno delle stesse, mettendo a disposizione competenze, spazi, idee e risorse perché questi possano realizzarsi in modo adeguato e soddisfacente e con un sempre maggiore livello di autonomia e auto organizzazione.

Le Case sono un punto di formazione e promozione artistica e culturale, poiché riconoscono nella creatività e nell’espressione artigianale uno strumento potente per generare comunità e futuro.

Le Case trovano la loro forza negli elementi che le uniscono e che le diversificano come la specificità che nasce dalle singole storie, territori e persone.

6

Gli operatori: competenti Artigiani Sociali

Le Case sono gestite da gruppi di lavoro in grado di svolgere funzioni progettuali e organizzative, coordinati da figure di responsabilità in grado di curare la regia complessiva attivando modelli gestionali partecipati.

Gli operatori delle Case sono stimolati a sviluppare competenze in diversi ambiti: sociale, relazionale, culturale, organizzativo e amministrativo.

Gli operatori delle Case sono capaci di accogliere, ascoltare, accompagnare, motivare i cittadini ad essere protagonisti della vita socio culturale della comunità.

Gli operatori delle Case sono artigiani sociali, che agiscono e sviluppano la propria professionalità attraverso l’apprendimento che nasce dall’esperienza e dalla sua analisi, da percorsi formativi, dall’attivazione di scambi e sperimentazioni.

7

Luoghi intermedi fra il Pubblico e il Privato

Le Case sono il risultato di azioni di “amministrazione condivisa” per la rigenerazione di beni comuni urbani, frutto della collaborazione tra Amministrazione Comunale e cittadini attivi. Le Case svolgono un’importante funzione pubblica, essendo luoghi privilegiati di sviluppo di cittadinanza e di costruzione di reti sociali, di cui le Amministrazioni pubbliche condividono le azioni, le linee guida e le modalità di lavoro.

Le Case sono uno strumento per costruire nuovo “welfare urbano”.

Le Case sono spazi condivisi in cui i bisogni personali possono essere soddisfatti in un modo collettivo. In cui viene sollecitata la partecipazione e la relazione e dove è evidente la produttività del fare insieme.

8

Spazi alla ricerca del giusto rapporto tra autonomia economica e sostegno pubblico

Le Case sono progettate per tendere alla sostenibilità economica.

Le Case sviluppano competenze imprenditoriali nella gestione delle risorse, nella lotta agli sprechi, nello sviluppo di attività commerciali accessorie e funzionali al progetto, nel coinvolgimento diretto dei cittadini, promuovendo iniziative di fundraising e di contribuzione collettiva.

Le Case non sono però interessate a raggiungere la completa autosostenibilità economica, che comporterebbe il rischio di cadere in logiche economiche di mercato e snaturare la vocazione popolare e sociale del progetto. Per queste ragioni e per la funzione pubblica che le Case svolgono, è indispensabile un sostegno da parte di enti pubblici e privati nel finanziare parte dei servizi che rispondono ai diritti di uguaglianza e pari opportunità.

9

Luoghi radicati nel territorio

Le Case fanno parte del Territorio in cui nascono e si determinano.

Le Case sviluppano, al loro interno e con le realtà con cui s’incontrano, siano esse profit o no profit, la capacità di generare ponti, confrontare pensieri e metodi, attivare sinergie nuove.

Esse creano l’ambiente adeguato per costruire relazioni e legami sociali; privilegiando l’attivazione delle reti attraverso il fare insieme, lo sviluppo di progettualità comuni, la relazione tra le persone, i gruppi e i progetti in modo semplice e immediato.

Nell’ottica di allargare la propria azione a tutto il territorio, le Case cercano la collaborazione con le realtà e le strutture presenti nel quartiere in una prospettiva progettuale di “ Casa diffusa”, capace di esprimersi al di là dei propri spazi.

10

Strutture con una propria forma di Governance

Le Case sono gestite da diversi soggetti radicati nel territorio: associazioni di primo e di secondo livello, fondazioni o cooperative, in alcuni casi frutto di un vero e proprio percorso partecipativo che ha coinvolto nella fase istitutiva numerosi attori locali.

Le Case sono strutture organizzative in grado di contribuire alla riqualificazione del quartiere coinvolgendo le diverse realtà locali, valorizzandone il lavoro, le iniziative, la capacità di rapportarsi con i cittadini, riconoscendo tutto questo come un effettivo “patrimonio” spendibile per costruire in modo corresponsabile una risposta locale per migliorare e sviluppare il territorio.

Le Case sono modelli gestionali capaci di apprendere dall’esperienza, di verificare costantemente la rispondenza delle varie iniziative attivate, di cogliere ed analizzare bisogni e aspettative, di aggiornare continuamente il proprio progetto adattandolo alle nuove esigenze.

Un lungo percorso di confronto tra equipe