di Eleonora Guidi

Negli ultimi 5-10 anni, il tema dell’impatto sociale è diventato sempre più centrale nel dibattito tra enti del Terzo Settore, amministrazioni pubbliche e fondazioni filantropiche. La valutazione di impatto sociale (VIS) è entrata progressivamente nel linguaggio e nei documenti di settore, fino a diventare in alcuni casi quasi una “parola d’ordine”: viene citata sempre più spesso in bandi, avvisi pubblici e formulari di candidatura, anche se non sempre in modo preciso o coerente.

Anche in ambito accademico, accanto alla tradizione consolidata della valutazione nella ricerca sociale, negli ultimi anni si sono moltiplicati corsi, workshop e master in diversi ambiti: dall’economia alla psicologia, dalla cooperazione internazionale alla consulenza aziendale.

Eppure, a fronte di questa crescente produzione di teorie e metodi, le esperienze locali strutturate di valutazione restano ancora relativamente poche; e ancora più rare sono quelle che vanno oltre la risposta a un adempimento o a una richiesta legata a un singolo progetto.

In questo contesto, l’esperienza delle Case del Quartiere di Torino rappresenta un caso particolare. Nasce come scelta autonoma delle organizzazioni che gestiscono questi spazi comunitari e della Rete delle Case del Quartiere – inizialmente informale, poi ente di secondo livello nel 2017 e oggi ETS – e si sviluppa fino a diventare uno strumento quotidiano di lavoro, riflessione interna, accountability e comunicazione verso l’esterno.

A distanza di anni, questa scelta si è rivelata lungimirante, anticipando l’attenzione crescente ai dati come base per decisioni consapevoli e strategiche, oggi trasversale in molti settori, incluso quello del sociale e del non profit.

Per questo abbiamo deciso di condividerla: non come modello perfetto, da replicare così com’è, ma come esperienza concreta che può offrire spunti e, in alcuni casi, ispirazione ad altri.

Una scelta nata per caso, oggi strategica

La decisione di avviare un percorso di valutazione di impatto nasce nel 2017 dall’incontro tra fattori diversi: da un lato spinte esterne – la riforma del Terzo Settore e la richiesta crescente di strumenti per misurare il valore degli investimenti – e dall’altro un’esigenza interna di rileggere il progetto “Case del Quartiere” a dieci anni dall’apertura del primo spazio.

Fin dall’inizio abbiamo scelto di osservare la Casa del Quartiere nel suo insieme, come sistema interconnesso fatto di dimensione fisica (spazi), relazionale (frequentatori e operatori), progettuale, organizzativa e gestionale (attività e servizi). La VIS non si concentra su singoli progetti o sulle singole organizzazioni, ma sulla Casa nella sua complessità e nel suo significato per comunità e territori.

Un ulteriore elemento distintivo è stato sin da subito l’indipendenza da vincoli esterni di bandi o committenti, per evitare di ridurre la valutazione a un esercizio formale. L’obiettivo è stato costruire uno strumento aderente alle nostre domande e ai nostri bisogni. Abbiamo quindi concepito la VIS come uno strumento operativo e strategico: utile per comunicare all’esterno, ma soprattutto per leggere, orientare e migliorare le pratiche interne.

Un modello “su misura” 

Uno degli aspetti, per noi, più interessanti del nostro percorso riguarda la costruzione dell’impianto di valutazione. Tra il 2017 e il 2018, grazie a una prima dotazione di risorse, abbiamo avviato una collaborazione con EURICSE di Trento, che ha fornito supporto scientifico nella progettazione di strumenti e indicatori.

Dopo tre anni di lavoro è emersa l’esigenza di rendere più forte la lettura narrativa dei dati. Con le Case e la Rete delle Case abbiamo quindi avviato una attività di revisione: l’impianto è stato semplificato e sono state individuate dimensioni di valore coerenti con i dieci punti del Manifesto delle Case del Quartiere.

Il Manifesto è diventato così non solo un riferimento identitario, ma una vera e propria bussola per lo sviluppo. La valutazione permette oggi di misurare, anno dopo anno, il grado di avanzamento rispetto a questi obiettivi, evidenziando anche possibili aree di miglioramento.

Questo passaggio ha rafforzato il senso di responsabilità condivisa del processo. La valutazione è diventata progressivamente più interna, costruita sulle riflessioni delle Case e su un equilibrio tra rigore scientifico, e sostenibilità operativa.

Oggi la nostra valutazione è:

  • interna, perché portata avanti dagli staff delle Case con il coordinamento della Rete
  • viva, perché evolve nel tempo insieme alle Casa
  • continuativa, perché non legata a singoli finanziamenti o progetti.

Cosa significa valutare spazi complessi

A partire dal nostro Manifesto, abbiamo individuato cinque aree di impatto maggiormente significative per valutare la qualità e il valore delle nostre azioni:

  • partecipazione della cittadinanza: le Case sono spazi di partecipazione attiva e luoghi di socialità informale e spontanea. La partecipazione non si esaurisce nella semplice presenza di pubblici e utenti, ma si traduce nel coinvolgimento attivo nella programmazione, nella gestione e della realizzazione delle attività
  • funzione pubblica: le Case sono spazi di comunità, aperti e inclusivi. Svolgono una funzione di interesse pubblico in quanto presidi territoriali accessibili e aperti a tutti, con un’attenzione specifica ai bisogni delle persone in condizione di maggiore fragilità 
  • radicamento territoriale: è la capacità delle Case di generale capitale sociale e reti di collaborazione nei quartieri e nel contesto cittadino. Include anche il “riverbero” delle attività e dei servizi delle Case in altri luoghi e contesti, nonché il livello di riconoscibilità e fiducia percepito dall’esterno
  • capitale umano: competenze e persone rappresentano il motore dell’organizzazione e del funzionamento delle Case del Quartiere. Rientrano in questa dimensione anche gli aspetti legati alla dimensione lavorativa: ricaduta occupazionale, stabilità, e qualità delle condizioni professionali
  • impatto economico: riguarda il modello di sostenibilità delle Case, che include dimensioni come la capacità imprenditoriale, il reperimento risorse esterne e la generazione di valore economico per il territorio

Non esiste quindi un unico impatto, ma una pluralità di effetti che, letti insieme, restituiscono il valore complessivo generato da spazi comunitari, multifunzionali, flessibili come le Case del Quartiere.

Un processo strutturato ma pratico

Il nostro sistema della valutazione di impatto sociale combina dati quantitativi e qualitativi all’interno di un processo annuale strutturato, articolato in diversi passaggi:

  • raccolta di dati su attività, partner e partecipanti, a livello di singola Casa
  • raccolta, per ciascuna Casa, di informazioni su spazi, risorse umane, governance e sostenibilità economica
  • realizzazione di un approfondimento qualitativo su un tema comune alle Case 
  • analisi aggregata a livello di Rete 
  • momenti di confronto e validazione interna 
  • pubblicazione di un report annuale 

Perché la VIS funziona

Nella nostra esperienza, la VIS funziona perché riesce a tenere insieme dimensioni che spesso restano separate.

In primo luogo, la scala di rete: la dimensione collettiva e aggregata permette di leggere i fenomeni in modo sistemico, accrescere la visibilità degli impatti, condividere strumenti e competenze e ottimizzare le risorse tra le diverse Case.

C’è poi il tema della sostenibilità nel tempo: la VIS non è legata a singoli progetti o bandi, ma è parte della gestione ordinaria. Questo la rende un processo stabile, sostenuto da competenze interne e capace di evolvere nel tempo.

Un terzo elemento è la sua funzione gestionale: la valutazione non è solo rendicontazione, ma uno strumento di lavoro quotidiano. Supporta le decisioni, orienta la progettazione e rafforza la capacità di riflessione interna.

Infine, la interlocuzione pubblica: la VIS diventa anche uno strumento di relazione, che rafforza e qualifica il dialogo con amministrazioni pubbliche e stakeholder su basi condivise, leggibili e documentate.

Leggi le Valutazioni di Impatto Sociale pubblicate dal 2018

Torino, 7 maggio 2026